Secretary General and High Rappresentative for Foreign Affairs

Secretary General and High Rappresentative for Foreign Affairs

sabato 24 ottobre 2026

LA DIPLOMAZIA PUÒ ANCORA FERMARE LE GUERRE? Intervista all'Amb. Alfredo Maiolese (IT–EN–FR)

LANGUAGES: ITALIAN | ENGLISH | FRENCH

LA DIPLOMAZIA PUÒ ANCORA FERMARE LE GUERRE?

Intervista istituzionale all'Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at Large della WOS-IPSP

"Quando la diplomazia tace, il prezzo più alto viene pagato dai civili."

In un contesto internazionale segnato da conflitti armati, tensioni geopolitiche e profonde divisioni, una domanda torna a interrogare governi e istituzioni: la diplomazia può ancora fermare le guerre?

Ne parliamo con l'Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at Large della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), per una riflessione sulla responsabilità degli Stati, sulla protezione delle popolazioni civili e sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione dei conflitti.

Domanda: Ambasciatore Maiolese, la diplomazia è ancora uno strumento efficace per fermare le guerre?

"La diplomazia rimane uno degli strumenti fondamentali a disposizione dell'umanità. Il problema non è la sua inefficacia, ma la volontà politica di utilizzarla realmente.

Troppo spesso si ricorre al dialogo soltanto quando le città sono state distrutte, migliaia di persone hanno perso la vita e le conseguenze umanitarie sono ormai devastanti.

La diplomazia dovrebbe intervenire prima, quando esiste ancora la possibilità di prevenire una tragedia. Nessuna vittoria militare può restituire una vita perduta."

Domanda: Alcuni considerano il dialogo una dimostrazione di debolezza. Cosa risponde?

"È esattamente il contrario. La diplomazia non è il linguaggio dei deboli, ma la responsabilità di chi comprende il valore della vita umana.

Sedersi a un tavolo negoziale non significa necessariamente rinunciare ai propri diritti o accettare un'ingiustizia. Significa cercare una soluzione attraverso strumenti pacifici, nel rispetto del diritto internazionale.

Il vero coraggio politico consiste anche nel saper evitare una guerra quando esistono ancora possibilità concrete di dialogo."

Domanda: Quale ruolo dovrebbe svolgere la comunità internazionale?

"La comunità internazionale deve recuperare credibilità attraverso la coerenza delle proprie azioni.

L'articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite richiama le parti di una controversia suscettibile di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionale a ricercare una soluzione mediante negoziati, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziario e altri mezzi pacifici.

Questi principi non possono rimanere semplici dichiarazioni.

Occorre rafforzare la diplomazia preventiva, sostenere i processi di mediazione e promuovere il rispetto del diritto internazionale, senza dimenticare la protezione delle popolazioni civili."

Domanda: Chi paga il prezzo più alto quando la diplomazia fallisce?

"Sono soprattutto le persone innocenti.

Dietro ogni conflitto ci sono bambini che perdono la possibilità di studiare, famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, anziani privati dell'assistenza e intere comunità che vedono distrutto il proprio futuro.

Quando parliamo di guerra non dobbiamo limitarci a considerare territori, strategie militari o interessi geopolitici.

Ogni vita umana possiede una dignità che nessun calcolo politico può cancellare.

Quando la diplomazia tace, il prezzo più alto viene pagato dai civili."

Domanda: Quale contributo può offrire la WOS-IPSP?

"La WOS-IPSP intende continuare a promuovere il dialogo, la cooperazione internazionale e la cultura della pace, valorizzando il confronto tra istituzioni, comunità e società civile.

Ritengo particolarmente importante coinvolgere i giovani, perché la pace non si costruisce esclusivamente nei palazzi della diplomazia, ma attraverso l'educazione, il rispetto reciproco e la conoscenza delle altre culture.

Iniziative che uniscono sport, dialogo interreligioso e partecipazione delle istituzioni locali possono contribuire a diffondere una cultura della convivenza e della responsabilità.

La pace deve diventare un impegno quotidiano, non soltanto una dichiarazione pronunciata durante le conferenze internazionali."

Domanda: Quale messaggio desidera rivolgere ai leader mondiali?

"Vorrei porre una domanda molto semplice.

Se siamo capaci di mobilitare immense risorse economiche, tecnologiche e umane per sostenere una guerra, perché non dovremmo dimostrare la stessa determinazione nel costruire la pace?

La vera grandezza di uno Stato non si misura soltanto dalla sua forza militare o dalla sua influenza economica, ma anche dalla capacità di garantire sicurezza, rispettare la dignità umana e contribuire alla stabilità internazionale.

Non possiamo considerare la pace un semplice intervallo tra due guerre.

La pace deve essere costruita attraverso la giustizia, il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e la responsabilità condivisa.

La diplomazia non può garantire da sola la fine di ogni conflitto, ma rinunciare alla diplomazia significa rinunciare a una delle possibilità più importanti che abbiamo per evitarne le conseguenze."

Una responsabilità che riguarda tutti

Dalle riflessioni del Segretario Generale WOS-IPSP emerge un messaggio preciso: la diplomazia conserva un ruolo essenziale nella prevenzione e nella risoluzione pacifica dei conflitti, ma necessita di volontà politica, credibilità e impegni concreti.

In un mondo segnato da profonde divisioni, il dialogo non deve essere interpretato come un'alternativa alla giustizia, bensì come uno degli strumenti attraverso i quali perseguirla.

La domanda conclusiva rimane aperta: la diplomazia ha ancora la forza di fermare le guerre, oppure sono i governi a non avere sempre il coraggio di darle una possibilità?

Segretariato Generale WOS-IPSP

-English 
CAN DIPLOMACY STILL STOP WARS?

Institutional Interview with Ambassador Alfredo Maiolese, Secretary-General and Ambassador at Large of WOS-IPSP

"When diplomacy falls silent, civilians pay the highest price."

In an international environment marked by armed conflicts, geopolitical tensions and deep divisions, one fundamental question continues to challenge governments and institutions: can diplomacy still stop wars?

We discuss this issue with Ambassador Alfredo Maiolese, Secretary-General and Ambassador at Large of the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), reflecting on the responsibility of States, the protection of civilian populations and the need to strengthen conflict-prevention mechanisms.

Question: Ambassador Maiolese, is diplomacy still an effective instrument for stopping wars?

"Diplomacy remains one of the fundamental instruments available to humanity. The problem is not its ineffectiveness, but the political willingness to use it genuinely.

Too often, dialogue begins only after cities have been destroyed, thousands of people have lost their lives and humanitarian consequences have become devastating.

Diplomacy should intervene earlier, while there is still an opportunity to prevent tragedy. No military victory can restore a life that has been lost."

Question: Some consider dialogue a sign of weakness. How would you respond?

"Quite the opposite. Diplomacy is not the language of the weak, but the responsibility of those who understand the value of human life.

Sitting at the negotiating table does not necessarily mean abandoning one's rights or accepting injustice. It means seeking a solution through peaceful means, in accordance with international law.

True political courage also consists of knowing how to prevent a war when genuine opportunities for dialogue still exist."

Question: What role should the international community play?

"The international community must restore its credibility through consistency between principles and actions.

Article 33 of the United Nations Charter calls upon parties to a dispute likely to endanger international peace and security to seek a solution through negotiation, mediation, conciliation, arbitration, judicial settlement and other peaceful means.

These principles cannot remain mere declarations.

We must strengthen preventive diplomacy, support mediation processes and promote respect for international law, without forgetting the protection of civilian populations."

Question: Who pays the highest price when diplomacy fails?

"Above all, innocent people.

Behind every conflict are children deprived of education, families forced to abandon their homes, elderly people deprived of assistance and entire communities whose futures have been destroyed.

When discussing war, we must not limit ourselves to territories, military strategies or geopolitical interests.

Every human life possesses a dignity that no political calculation can erase.

When diplomacy falls silent, civilians pay the highest price."

Question: What contribution can WOS-IPSP make?

"WOS-IPSP intends to continue promoting dialogue, international cooperation and a culture of peace, encouraging exchanges among institutions, communities and civil society.

I consider it particularly important to involve young people, because peace is not built exclusively in diplomatic institutions, but also through education, mutual respect and knowledge of other cultures.

Initiatives combining sport, interreligious dialogue and the participation of local institutions can help spread a culture of coexistence and responsibility.

Peace must become a daily commitment, not merely a declaration made during international conferences."

Question: What message would you like to address to world leaders?

"I would like to ask a very simple question.

If we are capable of mobilizing enormous economic, technological and human resources to sustain a war, why should we not demonstrate the same determination in building peace?

The true greatness of a State is measured not only by its military strength or economic influence, but also by its ability to guarantee security, respect human dignity and contribute to international stability.

We cannot regard peace merely as an interval between two wars.

Peace must be built through justice, dialogue, respect for international law and shared responsibility.

Diplomacy alone cannot guarantee the end of every conflict, but abandoning diplomacy means abandoning one of our most important opportunities to prevent the consequences of war."

A Responsibility Shared by All

The reflections of the WOS-IPSP Secretary-General convey a clear message: diplomacy retains an essential role in preventing and peacefully resolving conflicts, but it requires political will, credibility and concrete commitments.

In a world marked by deep divisions, dialogue should not be understood as an alternative to justice, but as one of the instruments through which justice can be pursued.

The final question remains open: does diplomacy still have the power to stop wars, or do governments sometimes lack the courage to give it a genuine chance?

WOS-IPSP Secretariat-General

-French 
LA DIPLOMATIE PEUT-ELLE ENCORE ARRÊTER LES GUERRES ?

Entretien institutionnel avec l'Ambassadeur Alfredo Maiolese, Secrétaire général et Ambassadeur itinérant de la WOS-IPSP

"Lorsque la diplomatie se tait, ce sont les civils qui paient le prix le plus élevé."

Dans un contexte international marqué par les conflits armés, les tensions géopolitiques et de profondes divisions, une question fondamentale continue d'interpeller les gouvernements et les institutions : la diplomatie peut-elle encore arrêter les guerres ?

Nous abordons cette question avec l'Ambassadeur Alfredo Maiolese, Secrétaire général et Ambassadeur itinérant de la World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), afin de réfléchir à la responsabilité des États, à la protection des populations civiles et à la nécessité de renforcer les mécanismes de prévention des conflits.

Question : Ambassadeur Maiolese, la diplomatie demeure-t-elle un instrument efficace pour arrêter les guerres ?

"La diplomatie demeure l'un des instruments fondamentaux dont dispose l'humanité. Le problème ne réside pas dans son inefficacité, mais dans la volonté politique de l'utiliser véritablement.

Trop souvent, le dialogue ne commence que lorsque les villes ont été détruites, que des milliers de personnes ont perdu la vie et que les conséquences humanitaires sont devenues dévastatrices.

La diplomatie devrait intervenir plus tôt, lorsqu'il existe encore une possibilité de prévenir une tragédie. Aucune victoire militaire ne peut rendre une vie perdue."

Question : Certains considèrent le dialogue comme un signe de faiblesse. Que leur répondez-vous ?

"C'est exactement le contraire. La diplomatie n'est pas le langage des faibles, mais la responsabilité de ceux qui comprennent la valeur de la vie humaine.

S'asseoir à la table des négociations ne signifie pas nécessairement renoncer à ses droits ou accepter une injustice. Cela signifie rechercher une solution par des moyens pacifiques, dans le respect du droit international.

Le véritable courage politique consiste également à savoir éviter une guerre lorsque de réelles possibilités de dialogue existent encore."

Question : Quel rôle la communauté internationale devrait-elle jouer ?

"La communauté internationale doit retrouver sa crédibilité grâce à la cohérence entre ses principes et ses actions.

L'article 33 de la Charte des Nations Unies invite les parties à un différend susceptible de menacer la paix et la sécurité internationales à rechercher une solution par la négociation, la médiation, la conciliation, l'arbitrage, le règlement judiciaire et d'autres moyens pacifiques.

Ces principes ne peuvent rester de simples déclarations.

Nous devons renforcer la diplomatie préventive, soutenir les processus de médiation et promouvoir le respect du droit international, sans oublier la protection des populations civiles."

Question : Qui paie le prix le plus élevé lorsque la diplomatie échoue ?

"Ce sont avant tout les innocents.

Derrière chaque conflit se trouvent des enfants privés d'éducation, des familles contraintes d'abandonner leur foyer, des personnes âgées privées d'assistance et des communautés entières dont l'avenir a été détruit.

Lorsque nous parlons de guerre, nous ne devons pas nous limiter aux territoires, aux stratégies militaires ou aux intérêts géopolitiques.

Chaque vie humaine possède une dignité qu'aucun calcul politique ne peut effacer.

Lorsque la diplomatie se tait, ce sont les civils qui paient le prix le plus élevé."

Question : Quelle contribution la WOS-IPSP peut-elle apporter ?

"La WOS-IPSP entend continuer à promouvoir le dialogue, la coopération internationale et une culture de paix, en favorisant les échanges entre les institutions, les communautés et la société civile.

Je considère qu'il est particulièrement important d'impliquer les jeunes, car la paix ne se construit pas exclusivement dans les institutions diplomatiques, mais aussi à travers l'éducation, le respect mutuel et la connaissance des autres cultures.

Les initiatives associant le sport, le dialogue interreligieux et la participation des institutions locales peuvent contribuer à diffuser une culture de coexistence et de responsabilité.

La paix doit devenir un engagement quotidien, et non simplement une déclaration prononcée lors de conférences internationales."

Question : Quel message souhaitez-vous adresser aux dirigeants du monde ?

"Je voudrais poser une question très simple.

Si nous sommes capables de mobiliser d'immenses ressources économiques, technologiques et humaines pour soutenir une guerre, pourquoi ne devrions-nous pas faire preuve de la même détermination pour construire la paix ?

La véritable grandeur d'un État ne se mesure pas uniquement à sa puissance militaire ou à son influence économique, mais également à sa capacité de garantir la sécurité, de respecter la dignité humaine et de contribuer à la stabilité internationale.

Nous ne pouvons pas considérer la paix comme un simple intervalle entre deux guerres.

La paix doit être construite à travers la justice, le dialogue, le respect du droit international et la responsabilité partagée.

La diplomatie ne peut, à elle seule, garantir la fin de tous les conflits, mais renoncer à la diplomatie signifie renoncer à l'une de nos possibilités les plus importantes d'éviter les conséquences de la guerre."

Une responsabilité qui nous concerne tous

Les réflexions du Secrétaire général de la WOS-IPSP transmettent un message clair : la diplomatie conserve un rôle essentiel dans la prévention et la résolution pacifique des conflits, mais elle nécessite une volonté politique, de la crédibilité et des engagements concrets.

Dans un monde marqué par de profondes divisions, le dialogue ne doit pas être considéré comme une alternative à la justice, mais comme l'un des instruments permettant de la rechercher.

La question finale demeure ouverte : la diplomatie a-t-elle encore le pouvoir d'arrêter les guerres, ou les gouvernements manquent-ils parfois du courage nécessaire pour lui donner une véritable chance ?

Secrétariat général de la WOS-IPSP

Nessun commento:

Posta un commento