Secretary General and High Rappresentative for Foreign Affairs

Secretary General and High Rappresentative for Foreign Affairs

domenica 25 ottobre 2026

LA DEMOCRAZIA NON APPARTIENE AI PARTITI, MA AI CITTADINI

ITALIANO | ENGLISH | FRANÇAIS

Dalle radici invisibili dei conflitti sociali a una nuova cultura della responsabilità politica

La democrazia rappresenta una delle più importanti conquiste della civiltà contemporanea. Essa garantisce il pluralismo, la partecipazione e il confronto tra visioni differenti della società. Tuttavia, quando il confronto politico si trasforma in contrapposizione permanente, il rischio è che lo strumento democratico perda progressivamente di vista la propria finalità: il bene della collettività.

Una riflessione particolarmente interessante nasce dalla lettura del libro "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità", scritto da Luca Albertazzi, sindaco di Dozza, in provincia di Bologna.

L'opera presenta un'esperienza di amministrazione locale fondata sulla partecipazione, sulla collaborazione e sul tentativo di superare le tradizionali barriere ideologiche.

Non si tratta di mettere in discussione l'esistenza dei partiti politici, che costituiscono strumenti fondamentali della rappresentanza democratica, ma di interrogarsi sul loro rapporto con i cittadini e con l'interesse generale.

Quando l'appartenenza prevale sulla ragione

Una proposta amministrativa può essere valida indipendentemente da chi la presenta.

Se un'iniziativa nasce dall'opposizione, ma produce benefici concreti per la popolazione, perché dovrebbe essere respinta soltanto per ragioni di appartenenza politica?

E, allo stesso modo, perché una maggioranza dovrebbe considerare ogni critica dell'opposizione come un ostacolo anziché come una possibile occasione di miglioramento?

La democrazia non dovrebbe trasformarsi in una competizione nella quale il successo di una parte coincide necessariamente con la sconfitta dell'altra.

La responsabilità politica richiede invece la capacità di distinguere tra il legittimo confronto delle idee e la contrapposizione fine a sé stessa.

Il consenso elettorale conferisce il diritto di governare, ma non attribuisce il monopolio della verità.

L'iceberg dei conflitti sociali

I conflitti politici e sociali possono essere paragonati a un iceberg.

La parte visibile è costituita dalle polemiche, dalle manifestazioni, dalle votazioni contrapposte e dalle tensioni istituzionali.

Sotto la superficie, tuttavia, possono accumularsi cause molto più profonde: sfiducia, esclusione, rivalità storiche, interessi contrapposti, disuguaglianze e incapacità di ascolto.

Affrontare esclusivamente la manifestazione esterna del conflitto significa rischiare di ignorarne le origini.

Questa considerazione assume particolare importanza anche nelle relazioni internazionali.

Le crisi tra comunità e Stati raramente nascono da un singolo episodio isolato. Spesso rappresentano il risultato di tensioni sviluppatesi nel tempo e mai realmente affrontate.

Prevenire un conflitto significa dunque intervenire sulle sue cause, prima che le divergenze diventino insanabili.

Da Dozza una riflessione che supera i confini locali

L'esperienza amministrativa raccontata da Luca Albertazzi offre uno spunto per interrogarsi sulla possibilità di sviluppare modelli di partecipazione politica meno condizionati dalle contrapposizioni ideologiche.

Un piccolo Comune può rappresentare un laboratorio di confronto e collaborazione, nel quale il rapporto diretto tra amministratori e cittadini favorisce la ricerca di soluzioni condivise.

Naturalmente, ciò che funziona in una comunità di dimensioni contenute non può essere automaticamente trasferito alle grandi città o alle istituzioni nazionali.

Rimane tuttavia una domanda fondamentale: perché la collaborazione dovrebbe essere considerata una debolezza politica anziché una manifestazione di responsabilità istituzionale?

Il valore di un'esperienza locale non risiede necessariamente nella sua immediata replicabilità, ma nella capacità di stimolare una riflessione più ampia.

Il dissenso non è il nemico della democrazia

Superare le contrapposizioni pregiudiziali non significa eliminare le differenze ideologiche.

Una società democratica ha bisogno di maggioranze, opposizioni, dibattiti e libertà di critica.

Il dissenso è una componente essenziale della democrazia.

Ciò che deve essere evitato è la trasformazione dell'avversario politico in un nemico da delegittimare sistematicamente.

Una democrazia matura non pretende che tutti condividano le stesse idee, ma richiede che ogni proposta venga valutata con serietà, indipendentemente dalla sua provenienza.

Il compromesso, quando rispetta i principi democratici e i diritti fondamentali, non costituisce necessariamente una rinuncia ai propri valori. Può rappresentare, al contrario, uno strumento di responsabilità collettiva.

La pace comincia anche nelle istituzioni

La WOS-IPSP – World Organization of States considera il dialogo, la prevenzione dei conflitti e la cooperazione tra comunità elementi centrali di una cultura della pace.

Questi principi non riguardano esclusivamente le relazioni tra Stati.

Essi trovano applicazione anche nella vita quotidiana delle istituzioni, nelle amministrazioni locali e nel rapporto tra cittadini e rappresentanti politici.

Non può esistere una cultura internazionale della pace senza una corrispondente cultura del rispetto, dell'ascolto e della responsabilità nelle comunità.

La capacità di riconoscere il valore di una proposta proveniente da una parte politica differente non cancella le identità democratiche: dimostra che esse possono convivere nell'interesse generale.

Una responsabilità verso le nuove generazioni

Le giovani generazioni osservano il comportamento delle istituzioni e dei loro rappresentanti.

Quando la politica viene percepita esclusivamente come conflitto, rivalità e ricerca del consenso, cresce il rischio di allontanamento dalla partecipazione democratica.

Restituire credibilità alla politica significa dimostrare che il confronto può produrre risultati concreti e che la collaborazione non equivale alla rinuncia alle proprie convinzioni.

L'esperienza raccontata nel libro di Luca Albertazzi offre un'occasione per riflettere su questa necessità, senza pretendere di proporre un modello universale.

La questione fondamentale non è stabilire se debba prevalere la destra, la sinistra o una formazione civica.

La questione è comprendere se le istituzioni siano ancora capaci di anteporre l'interesse pubblico alla convenienza di parte.

"La democrazia non si indebolisce quando esistono idee differenti. Si indebolisce quando le differenze diventano un ostacolo permanente alla ricerca del bene comune."

E forse una nuova cultura della pace può cominciare proprio da qui: dalla capacità di ascoltare anche chi non la pensa come noi.

Nota del Segretariato Generale WOS-IPSP

Il presente articolo costituisce una riflessione indipendente sulla cultura democratica, ispirata anche alla lettura del volume "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità" di Luca Albertazzi.

La WOS-IPSP non esprime adesione ad alcuna formazione o corrente politica. Il riferimento all'esperienza amministrativa di Dozza è esclusivamente finalizzato a promuovere il dialogo, la partecipazione democratica e la ricerca del bene comune. L'articolo non costituisce una recensione integrale del volume.

Segretariato Generale WOS-IPSP – World Organization of States

---

DEMOCRACY BELONGS TO CITIZENS, NOT TO POLITICAL PARTIES

From the Hidden Roots of Social Conflicts to a New Culture of Political Responsibility

Democracy represents one of the most important achievements of modern civilisation. It guarantees pluralism, participation and the exchange of different visions of society. However, when political debate turns into permanent confrontation, democracy risks gradually losing sight of its fundamental purpose: the common good.

An interesting reflection arises from reading the book "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità" ("Towards a New Era of Politics – The Model of a Community"), written by Luca Albertazzi, Mayor of Dozza, in the province of Bologna, Italy.

The book presents an experience of local governance based on participation, cooperation and an attempt to overcome traditional ideological barriers.

The issue is not to question the existence of political parties, which remain essential instruments of democratic representation, but rather to examine their relationship with citizens and the general interest.

When Political Allegiance Prevails Over Reason

An administrative proposal may be valuable regardless of who presents it.

If an initiative comes from the opposition but brings tangible benefits to the population, why should it be rejected merely because of political affiliation?

Likewise, why should a governing majority automatically regard every criticism from the opposition as an obstacle rather than a potential opportunity for improvement?

Democracy should not become a competition in which the success of one side necessarily means the defeat of the other.

Political responsibility requires the ability to distinguish legitimate debate from confrontation pursued for its own sake.

Electoral victory grants the right to govern, but it does not confer a monopoly on truth.

The Iceberg of Social Conflicts

Political and social conflicts can be compared to an iceberg.

The visible part consists of public controversies, demonstrations, opposing votes and institutional tensions.

Beneath the surface, however, deeper causes may accumulate: mistrust, exclusion, historical rivalries, competing interests, inequalities and an inability to listen.

Addressing only the visible manifestation of conflict means risking the neglect of its origins.

This observation is particularly relevant to international relations.

Crises between communities and States rarely arise from a single isolated incident. They often result from tensions that have developed over time without being adequately addressed.

Preventing conflict therefore means addressing its underlying causes before disagreements become irreconcilable.

From Dozza: A Reflection Beyond Local Boundaries

The administrative experience described by Luca Albertazzi offers an opportunity to reflect on models of political participation less constrained by ideological confrontation.

A small municipality can serve as a laboratory for dialogue and cooperation, where direct relationships between administrators and citizens may facilitate shared solutions.

Naturally, what works in a small community cannot automatically be transferred to major cities or national institutions.

Nevertheless, a fundamental question remains: why should cooperation be regarded as political weakness rather than an expression of institutional responsibility?

The value of a local experience does not necessarily lie in its immediate replicability, but in its ability to stimulate broader reflection.

Disagreement Is Not the Enemy of Democracy

Overcoming prejudicial confrontation does not mean eliminating ideological differences.

A democratic society needs governing majorities, opposition, debate and freedom of criticism.

Disagreement is an essential component of democracy.

What must be avoided is the transformation of political opponents into enemies who must systematically be delegitimised.

A mature democracy does not require everyone to share the same ideas. It requires proposals to be evaluated seriously, regardless of their political origin.

Compromise, when consistent with democratic principles and fundamental rights, does not necessarily represent an abandonment of values. On the contrary, it may become an instrument of collective responsibility.

Peace Also Begins Within Institutions

The WOS-IPSP – World Organization of States regards dialogue, conflict prevention and cooperation among communities as central elements of a culture of peace.

These principles do not concern relations between States alone.

They also apply to the daily functioning of institutions, local administrations and relationships between citizens and political representatives.

An international culture of peace cannot exist without a corresponding culture of respect, listening and responsibility within communities.

Recognising the value of a proposal originating from a different political group does not erase democratic identities. It demonstrates that such identities can coexist in pursuit of the common good.

A Responsibility Towards Future Generations

Younger generations observe the behaviour of institutions and their representatives.

When politics is perceived exclusively as conflict, rivalry and the pursuit of electoral support, the risk of disengagement from democratic participation increases.

Restoring credibility to politics means demonstrating that debate can produce tangible results and that cooperation does not require abandoning one's convictions.

The experience presented in Luca Albertazzi's book provides an opportunity to reflect on this necessity without claiming to offer a universal model.

The fundamental question is not whether the political right, the political left or a civic movement should prevail.

The question is whether institutions remain capable of placing the public interest above partisan convenience.

"Democracy is not weakened by the existence of different ideas. It is weakened when differences become a permanent obstacle to the pursuit of the common good."

Perhaps a new culture of peace can begin precisely here: with the ability to listen even to those who think differently from us.

Note from the WOS-IPSP General Secretariat

This article constitutes an independent reflection on democratic culture, inspired in part by Luca Albertazzi's book "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità".

The WOS-IPSP does not endorse any political party or ideological movement. The reference to the administrative experience of Dozza is intended exclusively to promote dialogue, democratic participation and the pursuit of the common good. This article is not a comprehensive review of the book.

WOS-IPSP General Secretariat – World Organization of States

---

LA DÉMOCRATIE APPARTIENT AUX CITOYENS, PAS AUX PARTIS POLITIQUES

Des racines invisibles des conflits sociaux à une nouvelle culture de la responsabilité politique

La démocratie représente l'une des conquêtes les plus importantes de la civilisation contemporaine. Elle garantit le pluralisme, la participation et la confrontation constructive entre différentes visions de la société. Cependant, lorsque le débat politique se transforme en opposition permanente, la démocratie risque de perdre progressivement de vue sa finalité fondamentale : le bien commun.

Une réflexion particulièrement intéressante naît de la lecture du livre "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità" ("Vers une nouvelle ère de la politique – Le modèle d'une communauté"), écrit par Luca Albertazzi, maire de Dozza, dans la province de Bologne, en Italie.

Cet ouvrage présente une expérience de gouvernance locale fondée sur la participation, la coopération et la volonté de dépasser les barrières idéologiques traditionnelles.

Il ne s'agit pas de remettre en question l'existence des partis politiques, qui constituent des instruments essentiels de la représentation démocratique, mais plutôt de s'interroger sur leurs relations avec les citoyens et l'intérêt général.

Lorsque l'appartenance politique l'emporte sur la raison

Une proposition administrative peut être valable indépendamment de la personne ou du groupe qui la présente.

Si une initiative provient de l'opposition mais apporte des avantages concrets à la population, pourquoi devrait-elle être rejetée uniquement pour des raisons d'appartenance politique ?

De même, pourquoi une majorité devrait-elle systématiquement considérer les critiques de l'opposition comme des obstacles plutôt que comme des occasions possibles d'amélioration ?

La démocratie ne devrait pas devenir une compétition dans laquelle le succès d'un camp signifie nécessairement la défaite de l'autre.

La responsabilité politique exige la capacité de distinguer le débat légitime des idées de la confrontation poursuivie pour elle-même.

La victoire électorale confère le droit de gouverner, mais elle n'accorde pas le monopole de la vérité.

L'iceberg des conflits sociaux

Les conflits politiques et sociaux peuvent être comparés à un iceberg.

La partie visible est constituée des polémiques publiques, des manifestations, des votes opposés et des tensions institutionnelles.

Sous la surface, cependant, des causes beaucoup plus profondes peuvent s'accumuler : méfiance, exclusion, rivalités historiques, intérêts divergents, inégalités et incapacité à écouter.

Se limiter à traiter les manifestations visibles du conflit revient à risquer d'en ignorer les origines.

Cette observation revêt une importance particulière dans les relations internationales.

Les crises entre communautés et États naissent rarement d'un seul événement isolé. Elles résultent souvent de tensions développées au fil du temps et jamais véritablement résolues.

Prévenir un conflit signifie donc agir sur ses causes profondes avant que les divergences ne deviennent irréconciliables.

De Dozza, une réflexion qui dépasse les frontières locales

L'expérience administrative présentée par Luca Albertazzi offre l'occasion de réfléchir à des modèles de participation politique moins conditionnés par les oppositions idéologiques.

Une petite commune peut constituer un laboratoire de dialogue et de coopération, où les relations directes entre les responsables publics et les citoyens favorisent la recherche de solutions partagées.

Naturellement, ce qui fonctionne dans une communauté de taille réduite ne peut être automatiquement transposé aux grandes villes ou aux institutions nationales.

Une question fondamentale demeure néanmoins : pourquoi la coopération devrait-elle être considérée comme une faiblesse politique plutôt que comme une manifestation de responsabilité institutionnelle ?

La valeur d'une expérience locale ne réside pas nécessairement dans sa reproduction immédiate, mais dans sa capacité à susciter une réflexion plus large.

Le désaccord n'est pas l'ennemi de la démocratie

Dépasser les confrontations systématiques ne signifie pas supprimer les différences idéologiques.

Une société démocratique a besoin de majorités, d'oppositions, de débats et de liberté de critique.

Le désaccord constitue une composante essentielle de la démocratie.

Ce qu'il faut éviter, c'est la transformation de l'adversaire politique en un ennemi qu'il faudrait systématiquement délégitimer.

Une démocratie mature n'exige pas que tous partagent les mêmes idées. Elle exige que chaque proposition soit évaluée sérieusement, indépendamment de son origine politique.

Le compromis, lorsqu'il respecte les principes démocratiques et les droits fondamentaux, ne constitue pas nécessairement un abandon de ses valeurs. Il peut, au contraire, devenir un instrument de responsabilité collective.

La paix commence aussi au sein des institutions

La WOS-IPSP – World Organization of States considère le dialogue, la prévention des conflits et la coopération entre les communautés comme des éléments essentiels d'une culture de paix.

Ces principes ne concernent pas uniquement les relations entre les États.

Ils s'appliquent également au fonctionnement quotidien des institutions, aux administrations locales et aux relations entre les citoyens et leurs représentants politiques.

Une culture internationale de la paix ne peut exister sans une culture correspondante du respect, de l'écoute et de la responsabilité au sein des communautés.

Reconnaître la valeur d'une proposition provenant d'un groupe politique différent n'efface pas les identités démocratiques. Cela démontre qu'elles peuvent coexister dans la recherche de l'intérêt général.

Une responsabilité envers les nouvelles générations

Les jeunes générations observent le comportement des institutions et de leurs représentants.

Lorsque la politique est perçue exclusivement comme un conflit, une rivalité et une recherche de soutien électoral, le risque de désengagement de la participation démocratique augmente.

Restaurer la crédibilité de la politique signifie démontrer que le débat peut produire des résultats concrets et que la coopération n'implique pas l'abandon de ses convictions.

L'expérience présentée dans le livre de Luca Albertazzi offre une occasion de réfléchir à cette nécessité, sans prétendre proposer un modèle universel.

La question fondamentale n'est pas de savoir si la droite, la gauche ou un mouvement civique doit l'emporter.

La véritable question est de savoir si les institutions sont encore capables de placer l'intérêt public au-dessus des intérêts partisans.

"La démocratie ne s'affaiblit pas lorsque des idées différentes existent. Elle s'affaiblit lorsque ces différences deviennent un obstacle permanent à la recherche du bien commun."

Et peut-être qu'une nouvelle culture de paix peut commencer précisément ici : par la capacité d'écouter même ceux qui ne pensent pas comme nous.

Note du Secrétariat général de la WOS-IPSP

Le présent article constitue une réflexion indépendante sur la culture démocratique, inspirée notamment par la lecture de l'ouvrage "Verso una nuova era della politica – Il modello di una comunità" de Luca Albertazzi.

La WOS-IPSP n'exprime aucune adhésion à un parti politique ou à un courant idéologique. La référence à l'expérience administrative de Dozza vise exclusivement à promouvoir le dialogue, la participation démocratique et la recherche du bien commun. Cet article ne constitue pas une recension intégrale de l'ouvrage.

Secrétariat général WOS-IPSP – World Organization of States

sabato 24 ottobre 2026

LA DIPLOMAZIA PUÒ ANCORA FERMARE LE GUERRE? Intervista all'Amb. Alfredo Maiolese (IT–EN–FR)

LANGUAGES: ITALIAN | ENGLISH | FRENCH

LA DIPLOMAZIA PUÒ ANCORA FERMARE LE GUERRE?

Intervista istituzionale all'Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at Large della WOS-IPSP

"Quando la diplomazia tace, il prezzo più alto viene pagato dai civili."

In un contesto internazionale segnato da conflitti armati, tensioni geopolitiche e profonde divisioni, una domanda torna a interrogare governi e istituzioni: la diplomazia può ancora fermare le guerre?

Ne parliamo con l'Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at Large della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), per una riflessione sulla responsabilità degli Stati, sulla protezione delle popolazioni civili e sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione dei conflitti.

Domanda: Ambasciatore Maiolese, la diplomazia è ancora uno strumento efficace per fermare le guerre?

"La diplomazia rimane uno degli strumenti fondamentali a disposizione dell'umanità. Il problema non è la sua inefficacia, ma la volontà politica di utilizzarla realmente.

Troppo spesso si ricorre al dialogo soltanto quando le città sono state distrutte, migliaia di persone hanno perso la vita e le conseguenze umanitarie sono ormai devastanti.

La diplomazia dovrebbe intervenire prima, quando esiste ancora la possibilità di prevenire una tragedia. Nessuna vittoria militare può restituire una vita perduta."

Domanda: Alcuni considerano il dialogo una dimostrazione di debolezza. Cosa risponde?

"È esattamente il contrario. La diplomazia non è il linguaggio dei deboli, ma la responsabilità di chi comprende il valore della vita umana.

Sedersi a un tavolo negoziale non significa necessariamente rinunciare ai propri diritti o accettare un'ingiustizia. Significa cercare una soluzione attraverso strumenti pacifici, nel rispetto del diritto internazionale.

Il vero coraggio politico consiste anche nel saper evitare una guerra quando esistono ancora possibilità concrete di dialogo."

Domanda: Quale ruolo dovrebbe svolgere la comunità internazionale?

"La comunità internazionale deve recuperare credibilità attraverso la coerenza delle proprie azioni.

L'articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite richiama le parti di una controversia suscettibile di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionale a ricercare una soluzione mediante negoziati, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziario e altri mezzi pacifici.

Questi principi non possono rimanere semplici dichiarazioni.

Occorre rafforzare la diplomazia preventiva, sostenere i processi di mediazione e promuovere il rispetto del diritto internazionale, senza dimenticare la protezione delle popolazioni civili."

Domanda: Chi paga il prezzo più alto quando la diplomazia fallisce?

"Sono soprattutto le persone innocenti.

Dietro ogni conflitto ci sono bambini che perdono la possibilità di studiare, famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, anziani privati dell'assistenza e intere comunità che vedono distrutto il proprio futuro.

Quando parliamo di guerra non dobbiamo limitarci a considerare territori, strategie militari o interessi geopolitici.

Ogni vita umana possiede una dignità che nessun calcolo politico può cancellare.

Quando la diplomazia tace, il prezzo più alto viene pagato dai civili."

Domanda: Quale contributo può offrire la WOS-IPSP?

"La WOS-IPSP intende continuare a promuovere il dialogo, la cooperazione internazionale e la cultura della pace, valorizzando il confronto tra istituzioni, comunità e società civile.

Ritengo particolarmente importante coinvolgere i giovani, perché la pace non si costruisce esclusivamente nei palazzi della diplomazia, ma attraverso l'educazione, il rispetto reciproco e la conoscenza delle altre culture.

Iniziative che uniscono sport, dialogo interreligioso e partecipazione delle istituzioni locali possono contribuire a diffondere una cultura della convivenza e della responsabilità.

La pace deve diventare un impegno quotidiano, non soltanto una dichiarazione pronunciata durante le conferenze internazionali."

Domanda: Quale messaggio desidera rivolgere ai leader mondiali?

"Vorrei porre una domanda molto semplice.

Se siamo capaci di mobilitare immense risorse economiche, tecnologiche e umane per sostenere una guerra, perché non dovremmo dimostrare la stessa determinazione nel costruire la pace?

La vera grandezza di uno Stato non si misura soltanto dalla sua forza militare o dalla sua influenza economica, ma anche dalla capacità di garantire sicurezza, rispettare la dignità umana e contribuire alla stabilità internazionale.

Non possiamo considerare la pace un semplice intervallo tra due guerre.

La pace deve essere costruita attraverso la giustizia, il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e la responsabilità condivisa.

La diplomazia non può garantire da sola la fine di ogni conflitto, ma rinunciare alla diplomazia significa rinunciare a una delle possibilità più importanti che abbiamo per evitarne le conseguenze."

Una responsabilità che riguarda tutti

Dalle riflessioni del Segretario Generale WOS-IPSP emerge un messaggio preciso: la diplomazia conserva un ruolo essenziale nella prevenzione e nella risoluzione pacifica dei conflitti, ma necessita di volontà politica, credibilità e impegni concreti.

In un mondo segnato da profonde divisioni, il dialogo non deve essere interpretato come un'alternativa alla giustizia, bensì come uno degli strumenti attraverso i quali perseguirla.

La domanda conclusiva rimane aperta: la diplomazia ha ancora la forza di fermare le guerre, oppure sono i governi a non avere sempre il coraggio di darle una possibilità?

Segretariato Generale WOS-IPSP

-English 
CAN DIPLOMACY STILL STOP WARS?

Institutional Interview with Ambassador Alfredo Maiolese, Secretary-General and Ambassador at Large of WOS-IPSP

"When diplomacy falls silent, civilians pay the highest price."

In an international environment marked by armed conflicts, geopolitical tensions and deep divisions, one fundamental question continues to challenge governments and institutions: can diplomacy still stop wars?

We discuss this issue with Ambassador Alfredo Maiolese, Secretary-General and Ambassador at Large of the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), reflecting on the responsibility of States, the protection of civilian populations and the need to strengthen conflict-prevention mechanisms.

Question: Ambassador Maiolese, is diplomacy still an effective instrument for stopping wars?

"Diplomacy remains one of the fundamental instruments available to humanity. The problem is not its ineffectiveness, but the political willingness to use it genuinely.

Too often, dialogue begins only after cities have been destroyed, thousands of people have lost their lives and humanitarian consequences have become devastating.

Diplomacy should intervene earlier, while there is still an opportunity to prevent tragedy. No military victory can restore a life that has been lost."

Question: Some consider dialogue a sign of weakness. How would you respond?

"Quite the opposite. Diplomacy is not the language of the weak, but the responsibility of those who understand the value of human life.

Sitting at the negotiating table does not necessarily mean abandoning one's rights or accepting injustice. It means seeking a solution through peaceful means, in accordance with international law.

True political courage also consists of knowing how to prevent a war when genuine opportunities for dialogue still exist."

Question: What role should the international community play?

"The international community must restore its credibility through consistency between principles and actions.

Article 33 of the United Nations Charter calls upon parties to a dispute likely to endanger international peace and security to seek a solution through negotiation, mediation, conciliation, arbitration, judicial settlement and other peaceful means.

These principles cannot remain mere declarations.

We must strengthen preventive diplomacy, support mediation processes and promote respect for international law, without forgetting the protection of civilian populations."

Question: Who pays the highest price when diplomacy fails?

"Above all, innocent people.

Behind every conflict are children deprived of education, families forced to abandon their homes, elderly people deprived of assistance and entire communities whose futures have been destroyed.

When discussing war, we must not limit ourselves to territories, military strategies or geopolitical interests.

Every human life possesses a dignity that no political calculation can erase.

When diplomacy falls silent, civilians pay the highest price."

Question: What contribution can WOS-IPSP make?

"WOS-IPSP intends to continue promoting dialogue, international cooperation and a culture of peace, encouraging exchanges among institutions, communities and civil society.

I consider it particularly important to involve young people, because peace is not built exclusively in diplomatic institutions, but also through education, mutual respect and knowledge of other cultures.

Initiatives combining sport, interreligious dialogue and the participation of local institutions can help spread a culture of coexistence and responsibility.

Peace must become a daily commitment, not merely a declaration made during international conferences."

Question: What message would you like to address to world leaders?

"I would like to ask a very simple question.

If we are capable of mobilizing enormous economic, technological and human resources to sustain a war, why should we not demonstrate the same determination in building peace?

The true greatness of a State is measured not only by its military strength or economic influence, but also by its ability to guarantee security, respect human dignity and contribute to international stability.

We cannot regard peace merely as an interval between two wars.

Peace must be built through justice, dialogue, respect for international law and shared responsibility.

Diplomacy alone cannot guarantee the end of every conflict, but abandoning diplomacy means abandoning one of our most important opportunities to prevent the consequences of war."

A Responsibility Shared by All

The reflections of the WOS-IPSP Secretary-General convey a clear message: diplomacy retains an essential role in preventing and peacefully resolving conflicts, but it requires political will, credibility and concrete commitments.

In a world marked by deep divisions, dialogue should not be understood as an alternative to justice, but as one of the instruments through which justice can be pursued.

The final question remains open: does diplomacy still have the power to stop wars, or do governments sometimes lack the courage to give it a genuine chance?

WOS-IPSP Secretariat-General

-French 
LA DIPLOMATIE PEUT-ELLE ENCORE ARRÊTER LES GUERRES ?

Entretien institutionnel avec l'Ambassadeur Alfredo Maiolese, Secrétaire général et Ambassadeur itinérant de la WOS-IPSP

"Lorsque la diplomatie se tait, ce sont les civils qui paient le prix le plus élevé."

Dans un contexte international marqué par les conflits armés, les tensions géopolitiques et de profondes divisions, une question fondamentale continue d'interpeller les gouvernements et les institutions : la diplomatie peut-elle encore arrêter les guerres ?

Nous abordons cette question avec l'Ambassadeur Alfredo Maiolese, Secrétaire général et Ambassadeur itinérant de la World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), afin de réfléchir à la responsabilité des États, à la protection des populations civiles et à la nécessité de renforcer les mécanismes de prévention des conflits.

Question : Ambassadeur Maiolese, la diplomatie demeure-t-elle un instrument efficace pour arrêter les guerres ?

"La diplomatie demeure l'un des instruments fondamentaux dont dispose l'humanité. Le problème ne réside pas dans son inefficacité, mais dans la volonté politique de l'utiliser véritablement.

Trop souvent, le dialogue ne commence que lorsque les villes ont été détruites, que des milliers de personnes ont perdu la vie et que les conséquences humanitaires sont devenues dévastatrices.

La diplomatie devrait intervenir plus tôt, lorsqu'il existe encore une possibilité de prévenir une tragédie. Aucune victoire militaire ne peut rendre une vie perdue."

Question : Certains considèrent le dialogue comme un signe de faiblesse. Que leur répondez-vous ?

"C'est exactement le contraire. La diplomatie n'est pas le langage des faibles, mais la responsabilité de ceux qui comprennent la valeur de la vie humaine.

S'asseoir à la table des négociations ne signifie pas nécessairement renoncer à ses droits ou accepter une injustice. Cela signifie rechercher une solution par des moyens pacifiques, dans le respect du droit international.

Le véritable courage politique consiste également à savoir éviter une guerre lorsque de réelles possibilités de dialogue existent encore."

Question : Quel rôle la communauté internationale devrait-elle jouer ?

"La communauté internationale doit retrouver sa crédibilité grâce à la cohérence entre ses principes et ses actions.

L'article 33 de la Charte des Nations Unies invite les parties à un différend susceptible de menacer la paix et la sécurité internationales à rechercher une solution par la négociation, la médiation, la conciliation, l'arbitrage, le règlement judiciaire et d'autres moyens pacifiques.

Ces principes ne peuvent rester de simples déclarations.

Nous devons renforcer la diplomatie préventive, soutenir les processus de médiation et promouvoir le respect du droit international, sans oublier la protection des populations civiles."

Question : Qui paie le prix le plus élevé lorsque la diplomatie échoue ?

"Ce sont avant tout les innocents.

Derrière chaque conflit se trouvent des enfants privés d'éducation, des familles contraintes d'abandonner leur foyer, des personnes âgées privées d'assistance et des communautés entières dont l'avenir a été détruit.

Lorsque nous parlons de guerre, nous ne devons pas nous limiter aux territoires, aux stratégies militaires ou aux intérêts géopolitiques.

Chaque vie humaine possède une dignité qu'aucun calcul politique ne peut effacer.

Lorsque la diplomatie se tait, ce sont les civils qui paient le prix le plus élevé."

Question : Quelle contribution la WOS-IPSP peut-elle apporter ?

"La WOS-IPSP entend continuer à promouvoir le dialogue, la coopération internationale et une culture de paix, en favorisant les échanges entre les institutions, les communautés et la société civile.

Je considère qu'il est particulièrement important d'impliquer les jeunes, car la paix ne se construit pas exclusivement dans les institutions diplomatiques, mais aussi à travers l'éducation, le respect mutuel et la connaissance des autres cultures.

Les initiatives associant le sport, le dialogue interreligieux et la participation des institutions locales peuvent contribuer à diffuser une culture de coexistence et de responsabilité.

La paix doit devenir un engagement quotidien, et non simplement une déclaration prononcée lors de conférences internationales."

Question : Quel message souhaitez-vous adresser aux dirigeants du monde ?

"Je voudrais poser une question très simple.

Si nous sommes capables de mobiliser d'immenses ressources économiques, technologiques et humaines pour soutenir une guerre, pourquoi ne devrions-nous pas faire preuve de la même détermination pour construire la paix ?

La véritable grandeur d'un État ne se mesure pas uniquement à sa puissance militaire ou à son influence économique, mais également à sa capacité de garantir la sécurité, de respecter la dignité humaine et de contribuer à la stabilité internationale.

Nous ne pouvons pas considérer la paix comme un simple intervalle entre deux guerres.

La paix doit être construite à travers la justice, le dialogue, le respect du droit international et la responsabilité partagée.

La diplomatie ne peut, à elle seule, garantir la fin de tous les conflits, mais renoncer à la diplomatie signifie renoncer à l'une de nos possibilités les plus importantes d'éviter les conséquences de la guerre."

Une responsabilité qui nous concerne tous

Les réflexions du Secrétaire général de la WOS-IPSP transmettent un message clair : la diplomatie conserve un rôle essentiel dans la prévention et la résolution pacifique des conflits, mais elle nécessite une volonté politique, de la crédibilité et des engagements concrets.

Dans un monde marqué par de profondes divisions, le dialogue ne doit pas être considéré comme une alternative à la justice, mais comme l'un des instruments permettant de la rechercher.

La question finale demeure ouverte : la diplomatie a-t-elle encore le pouvoir d'arrêter les guerres, ou les gouvernements manquent-ils parfois du courage nécessaire pour lui donner une véritable chance ?

Secrétariat général de la WOS-IPSP

UNITED NATIONS DAY 2026: ICDS NORWAY RECOGNIZES ALFREDO MAIOLESE FOR HIS COMMITMENT TO INTERNATIONAL PEACE

English,French, Italian languages.

On the occasion of United Nations Day, celebrated annually on 24 October, the International Center for Diplomatic Studies (ICDS Norway) has presented a Certificate of Recognition to H.E. Prof. Alfredo Maiolese, Secretary-General of the World Organization of States (WOS-IPSP) and President of the European Muslims League (EML).

The recognition acknowledges his commitment to international peace, human dignity, human rights, interfaith dialogue and cooperation among peoples and nations.

Particular appreciation is expressed for the international initiative "Un Calcio alla Guerra – Kick War Away", conceived to bring together institutions, diplomatic representatives, religious communities and citizens through sport, dialogue and a shared commitment to peace.

The third edition, held in Genoa on 10 October 2026, demonstrated how sport, intercultural cooperation and civic participation can serve as instruments of mutual understanding and peaceful coexistence.

The WOS-IPSP Secretariat expresses its sincere appreciation to H.E. Ambassador Demostene Olariu, President of ICDS Norway, and Vice-Presidents Tiberius Constantin and Radu Lucian for this thoughtful recognition.

Special gratitude is extended to Dr. Christian Bilongo, whose personal commitment and initiative contributed to proposing Alfredo Maiolese for this distinction.

This recognition serves as a reminder that peace is not merely an aspiration expressed through declarations, but a collective responsibility requiring dialogue, mutual respect and concrete action.

"Peace is not simply the absence of war; it is the daily commitment to building bridges between peoples, cultures and religions."

Institutional clarification: This certificate is a symbolic recognition issued by ICDS Norway. It is not an official United Nations document and does not imply endorsement by the United Nations.

WOS-IPSP General Secretariat

---

JOURNÉE DES NATIONS UNIES 2026 : ICDS NORWAY DISTINGUE ALFREDO MAIOLESE POUR SON ENGAGEMENT EN FAVEUR DE LA PAIX INTERNATIONALE

À l'occasion de la Journée des Nations Unies, célébrée chaque année le 24 octobre, l'International Center for Diplomatic Studies (ICDS Norway) a décerné un certificat de reconnaissance à S.E. le Professeur Alfredo Maiolese, Secrétaire général de la World Organization of States (WOS-IPSP) et Président de la European Muslims League (EML).

Cette distinction souligne son engagement en faveur de la paix internationale, de la dignité humaine, des droits de l'homme, du dialogue interreligieux et de la coopération entre les peuples et les nations.

Une attention particulière est accordée à l'initiative internationale « Un Calcio alla Guerra – Kick War Away », conçue pour réunir institutions, représentants diplomatiques, communautés religieuses et citoyens autour du sport, du dialogue et d'un engagement commun en faveur de la paix.

La troisième édition, organisée à Gênes le 10 octobre 2026, a démontré comment le sport, la coopération interculturelle et la participation citoyenne peuvent devenir des instruments de compréhension mutuelle et de coexistence pacifique.

Le Secrétariat de la WOS-IPSP exprime sa sincère reconnaissance à S.E. l'Ambassadeur Demostene Olariu, Président de l'ICDS Norway, ainsi qu'aux Vice-Présidents Tiberius Constantin et Radu Lucian pour cette marque d'estime.

Des remerciements particuliers sont adressés au Dr Christian Bilongo, dont l'engagement personnel et l'initiative ont contribué à proposer la candidature d'Alfredo Maiolese à cette distinction.

Cette reconnaissance rappelle que la paix ne constitue pas uniquement une aspiration exprimée dans des déclarations, mais une responsabilité collective qui exige dialogue, respect mutuel et actions concrètes.

« La paix n'est pas simplement l'absence de guerre ; elle est l'engagement quotidien à construire des ponts entre les peuples, les cultures et les religions. »

Précision institutionnelle : ce certificat constitue une reconnaissance symbolique délivrée par ICDS Norway. Il ne s'agit pas d'un document officiel des Nations Unies et il n'implique aucune approbation de la part de l'Organisation des Nations Unies.

Secrétariat général WOS-IPSP

---

GIORNATA DELLE NAZIONI UNITE 2026: ICDS NORWAY CONFERISCE UN RICONOSCIMENTO AD ALFREDO MAIOLESE PER L'IMPEGNO A FAVORE DELLA PACE INTERNAZIONALE

In occasione della Giornata delle Nazioni Unite, celebrata ogni anno il 24 ottobre, l'International Center for Diplomatic Studies (ICDS Norway) ha conferito un certificato di riconoscimento al Prof. Alfredo Maiolese, Segretario Generale della World Organization of States (WOS-IPSP) e Presidente della European Muslims League (EML).

Il riconoscimento intende valorizzare il suo impegno nella promozione della pace internazionale, della dignità umana, dei diritti fondamentali, del dialogo interreligioso e della cooperazione tra popoli e nazioni.

Particolare apprezzamento viene rivolto all'iniziativa internazionale "Un Calcio alla Guerra – Kick War Away", ideata per riunire istituzioni, rappresentanti diplomatici, comunità religiose e cittadini attraverso lo sport, il dialogo e un impegno condiviso per la pace.

La terza edizione, svoltasi a Genova il 10 ottobre 2026, ha dimostrato come lo sport, la cooperazione interculturale e la partecipazione civica possano diventare strumenti di comprensione reciproca e convivenza pacifica.

Il Segretariato WOS-IPSP esprime il proprio sincero apprezzamento a S.E. l'Ambasciatore Demostene Olariu, Presidente di ICDS Norway, e ai Vicepresidenti Tiberius Constantin e Radu Lucian per questo gesto di considerazione.

Un particolare ringraziamento è rivolto al Dr. Christian Bilongo, il cui impegno personale e la cui iniziativa hanno contribuito alla proposta della candidatura di Alfredo Maiolese per il riconoscimento.

Questo attestato ricorda che la pace non rappresenta soltanto un'aspirazione espressa attraverso dichiarazioni, ma una responsabilità collettiva che richiede dialogo, rispetto reciproco e azioni concrete.

"La pace non è semplicemente assenza di guerra, ma l'impegno quotidiano a costruire ponti tra popoli, culture e religioni."

Precisazione istituzionale: il certificato costituisce un riconoscimento simbolico rilasciato da ICDS Norway. Non è un documento ufficiale delle Nazioni Unite e non implica alcuna approvazione da parte dell'ONU.

Segretariato Generale WOS-IPSP

PARIS : LE RÉVÉREND MARCO BARAGLI, CONSEILLER DE LA WOS-IPSP, DISTINGUÉ PAR UNE PRESTIGIEUSE MÉDAILLE DE PLATINE

French, English, Italian.
Paris, le 24 octobre 2026 – Le Révérend Marco Baragli, Conseiller de la World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), a reçu la prestigieuse Médaille de Platine de la Société Académique d’Encouragement et d’Éducation « Arts-Sciences-Lettres », institution française fondée en 1915.

La cérémonie solennelle s'est déroulée dans le Salon Opéra de l'Hôtel InterContinental Paris Le Grand, à l'occasion du 111e anniversaire de cette institution historique.

Le Révérend Marco Baragli figure officiellement au Palmarès 2026 parmi les lauréats de la catégorie « Médaille de Platine à titre étranger », en reconnaissance de son parcours artistique.

Cette distinction représente une importante reconnaissance internationale et souligne la contribution de l'art et de la culture au rapprochement entre les peuples.

Une reconnaissance qui honore également les valeurs de la WOS-IPSP

La World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace adresse ses plus chaleureuses félicitations au Révérend Marco Baragli pour cette distinction.

Son engagement dans les domaines artistique, culturel et spirituel reflète les principes de dialogue, de respect mutuel et de coexistence pacifique promus par la WOS-IPSP.

Le Secrétaire général de la WOS-IPSP, l'Ambassadeur Alfredo Maiolese, a déclaré :

" La distinction décernée aujourd'hui à Paris au Révérend Marco Baragli constitue un motif de grande satisfaction pour notre Organisation. La culture, l'art et la spiritualité sont des instruments fondamentaux pour rapprocher les peuples et construire une paix authentique. Au nom du Secrétariat général, j'adresse à notre Conseiller mes plus sincères félicitations pour cette prestigieuse reconnaissance internationale. "

La WOS-IPSP renouvelle au Révérend Marco Baragli ses meilleurs vœux pour la poursuite de ses activités artistiques, culturelles et humanitaires, convaincue que la reconnaissance du mérite individuel contribue également à la promotion des valeurs universelles de paix et de fraternité.

Secrétariat général WOS-IPSP

Rome – 24 octobre 2026

---

PARIS: REV. MARCO BARAGLI, WOS-IPSP ADVISER, HONOURED WITH PRESTIGIOUS PLATINUM MEDAL

Paris, 24 October 2026 – Reverend Marco Baragli, Adviser to the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), has been awarded the prestigious Platinum Medal by the Société Académique d’Encouragement et d’Éducation “Arts-Sciences-Lettres”, a French academic institution founded in 1915.

The solemn award ceremony took place in the Salon Opéra of the InterContinental Paris Le Grand Hotel, marking the institution's 111th anniversary.

Reverend Marco Baragli is officially listed in the 2026 Awards Register among the recipients of the “Platinum Medal – Foreign Laureates” category, in recognition of his artistic achievements.

This distinction represents significant international recognition and highlights the importance of art and culture as instruments for bringing people and communities closer together.

An international distinction reflecting the values of WOS-IPSP

The World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace extends its warmest congratulations to Reverend Marco Baragli on this important achievement.

His commitment to artistic, cultural and spiritual activities reflects the principles of dialogue, mutual respect and peaceful coexistence promoted by WOS-IPSP.

The Secretary-General of WOS-IPSP, Ambassador Alfredo Maiolese, stated:

“The recognition bestowed today in Paris upon Reverend Marco Baragli is a source of great satisfaction for our Organization. Culture, art and spirituality are fundamental instruments for bringing nations and peoples closer together and building genuine peace. On behalf of the Secretariat-General, I extend my most sincere congratulations to our Adviser on this prestigious international achievement.”

WOS-IPSP extends its best wishes to Reverend Marco Baragli for the continuation of his artistic, cultural and humanitarian activities, firmly believing that the recognition of individual merit can also contribute to advancing the universal values of peace and fraternity.

WOS-IPSP Secretariat-General

Rome – 24 October 2026

---

PARIGI: PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE AL REV. MARCO BARAGLI, CONSIGLIERE WOS-IPSP

Parigi, 24 ottobre 2026 – Il Rev. Marco Baragli, Consigliere della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), è stato insignito della prestigiosa Medaglia di Platino dalla Société Académique d’Encouragement et d’Éducation “Arts-Sciences-Lettres”, storica istituzione francese fondata nel 1915.

La cerimonia solenne si è svolta presso il Salon Opéra dell'Hotel InterContinental Paris Le Grand, nella capitale francese, in occasione del 111° anniversario della fondazione dell'istituzione.

Il Rev. Marco Baragli figura ufficialmente nel Palmarès 2026 tra i destinatari della categoria “Médaille de Platine à titre étranger”, quale riconoscimento del suo percorso artistico.

Il conferimento della medaglia rappresenta un'importante attestazione di merito internazionale e sottolinea il valore dell'arte e della cultura quali strumenti di avvicinamento tra i popoli.

Un riconoscimento che onora anche i valori della WOS-IPSP

La World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace esprime le proprie congratulazioni al Rev. Marco Baragli per questo prestigioso traguardo.

Il suo impegno nei settori artistico, culturale e spirituale riflette i principi di dialogo, rispetto reciproco e convivenza pacifica promossi dalla WOS-IPSP.

Il Segretario Generale della WOS-IPSP, Amb. Alfredo Maiolese, ha dichiarato:

"Il riconoscimento conferito oggi a Parigi al Rev. Marco Baragli costituisce motivo di particolare soddisfazione per la nostra Organizzazione. La cultura, l'arte e la spiritualità rappresentano strumenti fondamentali per avvicinare i popoli e costruire una pace autentica. A nome del Segretariato Generale, rivolgo al nostro Consigliere le più sincere congratulazioni per questo prestigioso risultato internazionale."

La WOS-IPSP rinnova al Rev. Marco Baragli i migliori auguri per il proseguimento delle sue attività artistiche, culturali e umanitarie, nella convinzione che ogni riconoscimento al merito individuale possa contribuire alla promozione dei valori universali di pace e fraternità.

Segretariato Generale WOS-IPSP

Roma – 24 ottobre 2026

domenica 18 ottobre 2026

Breaking the Chains of Exploitation: A Moral and Institutional Responsibility Against Human Trafficking

European Anti-Trafficking Day – 18 October 2026

Human trafficking is one of the gravest violations of human dignity in our time. Behind every case of exploitation lies a human being whose freedom, security, and fundamental rights have been threatened or denied.

On the occasion of European Anti-Trafficking Day, I wish to reaffirm my personal and institutional commitment to protecting the most vulnerable, particularly children and young people exposed to exploitation, coercion, and modern forms of slavery.

As an Anglican priest, educator, musician, and Cooperation Adviser to the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), I believe that defending human dignity is not simply a matter of international law. It is also a profound moral responsibility shared by religious communities, public institutions, and every individual committed to justice and peace.

International Cooperation and Experience in Southeast Asia

During my international engagements, including missions to Malaysia and Singapore, some of which were undertaken in connection with my responsibilities within WOS-IPSP, I have had opportunities to engage in dialogue with religious representatives and other interlocutors on matters concerning human rights, social vulnerability, and the protection of young people.

These experiences have reinforced my conviction that human trafficking cannot be addressed by any single country or institution acting alone.

Criminal exploitation frequently crosses national borders, making cooperation among governments, judicial authorities, law enforcement agencies, religious communities, and civil society essential.

The development and implementation of effective national strategies against human trafficking must therefore remain a priority, with particular attention to prevention, victim protection, and international coordination.

The Courage to Defend Human Dignity

Those who work to protect vulnerable individuals and confront exploitation may sometimes encounter significant obstacles, pressure, or intimidation.

Such difficulties must never discourage lawful and peaceful efforts to defend fundamental human rights.

Whenever allegations of criminal conduct arise, they must be addressed through the appropriate judicial and law enforcement authorities, with full respect for due process and the presumption of innocence.

Our responsibility is not to replace competent authorities, but to encourage cooperation, awareness, and the protection of those who cannot defend themselves.

From Words to Concrete Action

The fight against human trafficking requires more than declarations of principle.

It demands educational initiatives that help young people recognize the dangers of exploitation, effective support systems for victims, and international cooperation capable of responding to increasingly complex criminal networks.

Religious and educational institutions have a particularly important role in promoting awareness, solidarity, and respect for human life.

Every person, regardless of nationality, religion, or social condition, possesses an inherent dignity that must never be reduced to an economic commodity.

On this European Anti-Trafficking Day, I call upon institutions, religious leaders, educators, and civil society to strengthen their commitment to prevention, protection, and justice.

"Human dignity cannot be bought, sold, or negotiated. Our common responsibility is to ensure that no human being is left alone in the face of exploitation."

The fight against human trafficking is ultimately a fight for freedom, justice, and the fundamental values upon which peaceful societies must be built.

Rev. Marco Baragli
Anglican Priest
Cooperation Adviser
World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP)

18 October 2026


Spezzare le catene dello sfruttamento: una responsabilità morale e istituzionale contro la tratta degli esseri umani

Giornata europea contro la tratta degli esseri umani – 18 ottobre 2026

La tratta degli esseri umani rappresenta una delle più gravi violazioni della dignità umana del nostro tempo. Dietro ogni forma di sfruttamento si trova una persona la cui libertà, sicurezza e i cui diritti fondamentali vengono minacciati o negati.

In occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, desidero riaffermare il mio impegno personale e istituzionale nella protezione delle persone più vulnerabili, in particolare dei bambini e dei giovani esposti allo sfruttamento, alla coercizione e alle moderne forme di schiavitù.

In qualità di sacerdote della Comunione anglicana, educatore, musicista e Consigliere per la Cooperazione dell'Organizzazione Mondiale degli Stati – Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace (WOS-IPSP), ritengo che la difesa della dignità umana non sia soltanto una questione di diritto internazionale, ma anche una profonda responsabilità morale condivisa dalle comunità religiose, dalle istituzioni pubbliche e da ogni individuo impegnato nella promozione della giustizia e della pace.

La cooperazione internazionale e l'esperienza nel Sud-Est asiatico

Nel corso delle mie attività internazionali, comprese le missioni in Malesia e Singapore, alcune delle quali svolte nell'ambito delle mie responsabilità presso la WOS-IPSP, ho avuto l'opportunità di confrontarmi con rappresentanti religiosi e altri interlocutori su questioni riguardanti i diritti umani, la vulnerabilità sociale e la protezione dei giovani.

Queste esperienze hanno rafforzato la mia convinzione che la tratta degli esseri umani non possa essere affrontata da un singolo Paese o da una sola istituzione.

Lo sfruttamento criminale supera frequentemente i confini nazionali, rendendo indispensabile la cooperazione tra governi, autorità giudiziarie, forze dell'ordine, comunità religiose e società civile.

L'elaborazione e l'attuazione di efficaci strategie nazionali contro la tratta devono pertanto rimanere una priorità, con particolare attenzione alla prevenzione, alla protezione delle vittime e al coordinamento internazionale.

Il coraggio di difendere la dignità umana

Coloro che si impegnano nella protezione delle persone vulnerabili e nel contrasto allo sfruttamento possono talvolta incontrare ostacoli significativi, pressioni o intimidazioni.

Tali difficoltà non devono mai scoraggiare gli sforzi pacifici e conformi alla legge per la difesa dei diritti umani fondamentali.

Ogniqualvolta emergano ipotesi di comportamenti criminali, queste devono essere affrontate attraverso le competenti autorità giudiziarie e di polizia, nel pieno rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di innocenza.

La nostra responsabilità non consiste nel sostituirci alle autorità competenti, ma nel favorire la cooperazione, la sensibilizzazione e la protezione di coloro che non sono in grado di difendersi autonomamente.

Dalle parole alle azioni concrete

La lotta contro la tratta degli esseri umani richiede molto più di semplici dichiarazioni di principio.

Sono necessarie iniziative educative che aiutino i giovani a riconoscere i pericoli dello sfruttamento, sistemi efficaci di assistenza alle vittime e una cooperazione internazionale capace di rispondere a reti criminali sempre più complesse.

Le istituzioni religiose ed educative svolgono un ruolo particolarmente importante nella promozione della consapevolezza, della solidarietà e del rispetto della vita umana.

Ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione o dalla condizione sociale, possiede una dignità intrinseca che non può mai essere ridotta a una merce di scambio.

In questa Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, rivolgo un appello alle istituzioni, ai leader religiosi, agli educatori e alla società civile affinché rafforzino il proprio impegno nella prevenzione, nella protezione delle vittime e nella promozione della giustizia.

"La dignità umana non può essere comprata, venduta o negoziata. La nostra responsabilità comune è garantire che nessun essere umano venga lasciato solo di fronte allo sfruttamento".

La lotta contro la tratta degli esseri umani è, in definitiva, una battaglia per la libertà, la giustizia e i valori fondamentali sui quali devono fondarsi le società pacifiche.

Rev. Marco Baragli
Sacerdote della Comunione anglicana
Consigliere per la Cooperazione
Organizzazione Mondiale degli Stati – Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace (WOS-IPSP)

18 ottobre 2026


lunedì 12 ottobre 2026

MALAYSIA, A MODEL OF COEXISTENCE IN DIVERSITY: THE AMBASSADOR'S MESSAGE IN GENOA

During the third edition of “Kick War Away”, the Malaysian Ambassador highlights the importance of religious harmony, national unity and the responsibility of institutions in building lasting peace.

GENOA, ITALY – 12 October 2026

Peaceful coexistence among different religions, cultures and communities represents one of the fundamental challenges of contemporary society. In a world marked by tensions and divisions, Malaysia's experience offers an important contribution to international dialogue on peace, tolerance and social cohesion.

During the third edition of “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”, held in Genoa, Italy, on 10 October 2026, H.E. Dato’ Shahabudeen bin Adam Shah, Ambassador of Malaysia to the Italian Republic, delivered a significant message on the importance of peaceful coexistence in his country.

Speaking at the Rina and Gilberto Govi Theatre, the Ambassador recalled that Malaysia is a Muslim-majority country, with approximately 65% of its population professing Islam, while also being home to substantial Buddhist, Christian, Hindu and other religious communities.

This diversity represents one of the defining characteristics of Malaysian society, where citizens of different religious and cultural backgrounds live, work and contribute together to national development.

Particularly meaningful was the Ambassador's emphasis on the responsibility of the State to prevent tensions, promote mutual understanding and preserve social harmony.

Differences should not become causes of division or conflict. Through dialogue, respect for institutions and the pursuit of peaceful solutions, cultural and religious diversity can become a source of strength for society.

Malaysia constitutionally recognises Islam as the religion of the Federation, while providing for other religions to be practised in peace and harmony.

Religious diversity should not be regarded as a threat to national unity, but as a shared responsibility that must be protected through justice, mutual respect and dialogue.

During the same ceremony, the Ambassador received, on behalf of H.E. Dato’ Seri Anwar Ibrahim, Prime Minister of Malaysia, the Special International Peace Award 2026, presented in recognition of his commitment to promoting peace, interfaith dialogue and peaceful coexistence.

H.E. Ambassador Alfredo Maiolese, Secretary-General and Ambassador at Large of the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), highlighted the international importance of the Ambassador's message:

“Malaysia's experience reminds us that peace does not require the absence of differences, but rather the ability to manage them with wisdom, justice and respect. When Muslims, Christians, Buddhists and Hindus contribute together to the life of a nation, diversity becomes a strength rather than a source of division. This is a lesson that deserves attention in Europe and throughout the world.”

The participation of the Malaysian Ambassador in the Genoa event, alongside numerous mayors, representatives of Italian institutions and religious communities, further strengthened the international significance of the initiative.

The WOS-IPSP considers dialogue among civilisations, the protection of religious freedom and the prevention of conflicts essential instruments for achieving lasting peace.

Malaysia's experience highlights the importance of institutions capable of promoting coexistence and addressing tensions before they develop into deeper divisions.

Peace does not emerge from the uniformity of peoples, but from their ability to live together in diversity.

World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP)

www.wostates.eu

giovedì 8 ottobre 2026

WOS-IPSP incontra il Consolato di Capo Verde a Milano: confermata la partecipazione a “Un Calcio alla Guerra” WOS-IPSP reúne-se com o Consulado de Cabo Verde em Milão: confirmada a participação no evento “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”

Il Consigliere Marco Baragli presenta le attività dell'Organizzazione. Confermata la partecipazione della rappresentanza consolare a “Un Calcio alla Guerra” il 10 ottobre a Genova.

MILANO – Il Consigliere Marco Baragli, rappresentante della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), ha incontrato a Milano la Dott.ssa Edna Patricia Afonso Lopes, Console Onoraria della Repubblica di Capo Verde, e il  Viceconsole.

L'incontro ha costituito un'importante occasione di dialogo istituzionale, durante la quale il Consigliere Baragli ha illustrato le attività della WOS-IPSP, organizzazione intergovernativa impegnata nella promozione della pace, della cooperazione internazionale e del dialogo tra i popoli.

Nel corso dell'incontro è stato inoltre stabilito un collegamento telefonico con S.E. l'Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale della WOS-IPSP, che ha rivolto personalmente alle rappresentanti consolari l'invito a partecipare alla terza edizione di “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”, in programma sabato 10 ottobre 2026 a Genova.

L'invito è stato accolto favorevolmente, con la conferma della partecipazione alla manifestazione, che riunirà rappresentanti istituzionali, diplomatici, religiosi e comunità di diverse nazionalità.

La presenza della rappresentanza consolare di Capo Verde offrirà l'opportunità di conoscere direttamente le iniziative promosse dalla WOS-IPSP e il concreto impegno dell'Organizzazione nella costruzione di ponti di dialogo e solidarietà attraverso lo sport, la cultura e la cooperazione internazionale.

La WOS-IPSP ribadisce il proprio impegno a rafforzare le relazioni con le rappresentanze diplomatiche e consolari, nella convinzione che la pace si costruisca attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la collaborazione tra le nazioni.

Segretariato Generale WOS-IPSP
WOS-IPSP reúne-se com o Consulado de Cabo Verde em Milão: confirmada a participação no evento “Um Pontapé na Guerra”

O Conselheiro Marco Baragli apresenta as atividades da Organização. Representantes consulares participarão na manifestação internacional pela paz, no dia 10 de outubro, em Génova.

MILÃO – O Conselheiro Marco Baragli, representante da World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), reuniu-se em Milão com a Dra. Edna Patricia Afonso Lopes, Cônsul Honorária da República de Cabo Verde, e com a Vice-Cônsul.

O encontro constituiu uma importante oportunidade de diálogo institucional, durante a qual o Conselheiro Baragli apresentou as atividades da WOS-IPSP, organização intergovernamental empenhada na promoção da paz, da cooperação internacional e do diálogo entre os povos.

Durante a reunião, foi também estabelecido um contacto telefónico com Sua Excelência o Embaixador Alfredo Maiolese, Secretário-Geral da WOS-IPSP, que convidou pessoalmente as representantes consulares a participarem na terceira edição de “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”, marcada para sábado, 10 de outubro de 2026, em Génova, Itália.

O convite foi acolhido favoravelmente, tendo sido confirmada a participação das representantes consulares na manifestação, que reunirá autoridades institucionais, diplomáticas e religiosas, bem como comunidades de diferentes nacionalidades.

A presença da representação consular de Cabo Verde proporcionará a oportunidade de conhecer diretamente as iniciativas promovidas pela WOS-IPSP e o compromisso concreto da Organização com a construção de pontes de diálogo e solidariedade através do desporto, da cultura e da cooperação internacional.

A WOS-IPSP reafirma o seu compromisso de fortalecer as relações com as representações diplomáticas e consulares, convicta de que a paz se constrói através do diálogo, do respeito mútuo e da colaboração entre as nações.

Secretariado-Geral da WOS-IPSP